Su un integratore la domanda che conta non è «cosa c'è dentro», è «quanto ce n'è». Una formula può elencare dieci piante e contenerne quantità che non porterebbero da nessuna parte. Con i milligrammi in chiaro quel dubbio si chiude in dieci secondi.
I 240 mg di estratto di ginkgo al giorno stanno nella fascia alta delle quantità su cui è costruita la ricerca sull'acufene. I 400 mg di rodiola stanno a metà dell'intervallo con cui questo adattogeno viene studiato, che va da 200 a 600 mg al giorno. Sono dosi di lavoro, non tracce messe lì per far bella figura sull'etichetta.
Attenzione però a cosa significa e a cosa non significa. Una dose studiata è un fatto sulla quantità, non un risultato garantito sul prodotto finito: sul ginkgo la ricerca resta discordante e in Europa i claim sulle piante sono sospesi. Chi ti presenta i milligrammi come prova di efficacia sta saltando un passaggio.
Sulle due vitamine il ragionamento è diverso, perché lì i riferimenti esistono. Due capsule danno 2,8 mg di vitamina B2, il doppio del valore nutritivo di riferimento, e 800 µg RE di vitamina A, che il fabbisogno giornaliero lo copre per intero. È il motivo per cui la dose non va superata e non ha senso affiancare un altro prodotto con vitamina A.
Il conto della capsula torna così: 120 mg di ginkgo, 200 mg di rodiola, 1,4 mg di B2 e 400 µg RE di vitamina A fanno 321,8 mg, cioè il 64% dei 500 mg di contenuto. I restanti 178,2 mg sono cellulosa microcristallina, il supporto che tiene insieme la polvere. Su molte formule il rapporto è rovesciato — quantità simboliche di attivo e il grosso della capsula occupato dal supporto. Qui nessun ingrediente misterioso e nessuna «miscela proprietaria» di cui non si sa il contenuto.
Sulla confezione compaiono il nome, la dicitura «Neuro-Auditory Protection», l'onda sonora a punti e la riga «Clinical grade ingredients | 20 Caps.». Le quantità le trovi qui, dove c'è lo spazio per spiegarle.