Su un integratore la domanda che conta non è «cosa c'è dentro», è «quanto ce n'è». Una formula può elencare dieci piante e contenerne quantità che non porterebbero da nessuna parte. Con i milligrammi in chiaro quel dubbio si chiude in dieci secondi.
I 240 mg di estratto di ginkgo al giorno stanno nella fascia alta delle quantità su cui è costruita la ricerca sull'acufene. I 400 mg di rodiola stanno a metà dell'intervallo con cui questo adattogeno viene studiato, che va da 200 a 600 mg al giorno. Sono dosi di lavoro, non tracce messe lì per far bella figura sull'etichetta.
La standardizzazione è l'altra metà del discorso. Un estratto titolato al 24% di glicosidi flavonoidici e al 6% di lattoni terpenici porta la stessa quantità di principi attivi in ogni capsula, indipendentemente dal raccolto da cui arriva la foglia. Senza titolazione, «120 mg di ginkgo» è soltanto il peso di una polvere.
Sulle due vitamine il ragionamento è diverso, perché lì i riferimenti esistono. Due capsule danno 2,8 mg di vitamina B2, il doppio del valore nutritivo di riferimento, e 800 µg RE di vitamina A, che il fabbisogno giornaliero lo copre per intero. È il motivo per cui la dose non va superata e non ha senso affiancare un altro prodotto con vitamina A.
Il conto della capsula torna così: 120 mg di ginkgo, 200 mg di rodiola, 1,4 mg di B2 e 400 µg RE di vitamina A fanno 321,8 mg, cioè il 64% dei 500 mg di contenuto. I restanti 178,2 mg sono cellulosa microcristallina, il supporto che tiene insieme la polvere. Su molte formule il rapporto è rovesciato — quantità simboliche di attivo e il grosso della capsula occupato dal supporto. Qui nessun ingrediente misterioso e nessuna «miscela proprietaria» di cui non si sa il contenuto.
Aurivit è una neuro-protezione dell'udito in 20 capsule: due al giorno portano 643,6 mg di attivi in totale. È il numero da mettere accanto a qualsiasi altra formula per l'udito prima di scegliere.